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Dai laboratori di Milano, una scoperta sulle cellule che potrebbero prevedere chi risponde ai farmaci biologici

2026 — Journal of Crohn’s and Colitis

Un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Milano, dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (INGM) e della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Policlinico di Milano, coordinato da Moira Paroni e dal professor Flavio Caprioli, ha identificato un tipo specifico di cellule immunitarie — chiamate pTh17 — che si “stabiliscono” in modo permanente nella parete intestinale delle persone con malattia di Crohn, contribuendo all’infiammazione locale.

Lo studio ha scoperto che queste cellule, proprio perché non circolano nel sangue ma restano fisse nell’intestino, sfuggono all’azione del vedolizumab, uno dei farmaci biologici più usati per curare le MICI, che agisce bloccando l’arrivo di nuove cellule infiammatorie dal sangue. Nei pazienti che avevano più di queste cellule già presenti nell’intestino prima di iniziare la terapia, il farmaco ha funzionato meno.

Si tratta di una ricerca di base, condotta in laboratorio, ma con un’implicazione concreta: in futuro, misurare la quantità di queste cellule potrebbe aiutare i medici a capire in anticipo quali pazienti hanno meno probabilità di rispondere al vedolizumab, orientandoli più rapidamente verso una terapia alternativa. Lo studio è stato sostenuto anche da fondi del Ministero della Salute italiano e della Fondazione Cariplo.

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